Allenare a distanza: Inzaghi, le urla e quei consigli dai palchi

Se l’avete mai sentito in un post partita, l’avrete notato più volte: quanto è roca la voce di Inzaghi? I più attenti se lo ricordano anche: nell’ottobre 2018, Simone dovette lasciar perdere la conferenza dopo la vittoria con la Fiorentina (guarda caso...). “Problema alle corde vocali”. Poi uno pensa allo stadio, l’Olimpico di Roma per esempio: strapieno, bisogna farsi sentire. Ma quando è vuoto? Il calcio di questi tempi permette di vivere la panchina. E se parliamo di distanze, contro il Toro la sua Lazio l’ha vista ben lontana: almeno 50 metri. Che poi è il terzo anello dell’Olimpico, ma di Torino: ci sono i palchi, lì vanno i membri della dirigenza e gli allenatori squalificati, appunto.

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L'urlo che cambia tutto

Perché era stato fermato per un turno, Inzaghi: al suo posto c’è Farris, che tra l’altro con il Torino da giocatore ha esordito in Serie A (era il 1988). Ma l’allenatore doveva farsi sentire in qualche modo. L’ha fatto. Minuto 30 del primo tempo, fase piuttosto spenta della partita e ritmi bassi. La Lazio sta subendo con i granata, passati in vantaggio al 4’ su rigore di Belotti. “DAI!!!!!” (Ci perdonerete il maiuscolo, ma rende di più). Dagli spalti più sotto, i pochissimi presenti si girano di scatto. Anche Baselli che, infortunato, guarda e tifa per i suoi compagni.

Si gira pure qualcuno dal campo, e lì si capisce: è squalificato, ma quasi non conta. Inzaghi si sente eccome e da quel momento non si ferma più. Il suo palco è vicino a quello di Cairo, che probabilmente avrà perso qualche decibel durante il resto della partita. Perché l’allenatore, veramente, i toni li alza parecchio.

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Confronti a distanza

Altro episodio, un tempo e tante urla dopo. Siamo verso il 40’, nel frattempo il risultato è ribaltato e la Lazio vince 2-1 grazie ai gol di Immobile (che torna a segnare) e Parolo (che si fa perdonare l’errore del rigore). Momento di pausa per dissetarsi, Farris si gira verso gli spalti e grida: “Simo! Chi devo mettere? Ma ora?”. “Subito!”. Si tratta di Djavan Anderson e Bastos, che di lì a poco avrebbero preso il posto di Lazzari e Patric. Così anche poco dopo, ma questa volta è Bianchini, preparatore, a fare da tramite tra Inzaghi e Farris. Un telefono senza fili letterale: non si poteva fare altrimenti, si stava giocando e il vice doveva guardare la partita.

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È la normalità del calcio che emerge, l’aspetto che forse intuisci, ma che fatichi a vivere. Intanto, la corsa allo Scudetto continua (ma c'è un enorme problema in attacco), con tre punti faticosi ma tutto sommato meritati. La squadra ha quattro giorni per recuperare il fiato. Inzaghi anche. Quando si parla di presenza anche fuori dal campo, forse, si può capire perché.

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