Pessina: "In C pensavo di smettere. Favoriti? Noi lo sapevamo"

Dopo la vittoria sull’Austria al Wembley Stadium di Londra, gli azzurri di Roberto Mancini sono tornati a Coverciano, dove ha parlato Matteo Pessina. 

 

 

 "L'Italia come un dipinto di Van Gogh: unico, particolare e bello"

 

Il giocatore dell’Atalanta, protagonista dell’ottavo di finale e della precedente sfida contro il Galles, è la sorpresa del nostro Euro2020: “Ero partito come ventisettesimo, non ci pensavo però più di tanto. Mi sono sentito parte di questo gruppo, sempre. Il bello di questa squadra è che il mister riesce a far sentire tutti importanti”. Il suo gol contro l'Austria era stato definito da Caressa come un dipinto, ma secondo lui è l'Italia a essere un'opera d'arte: "Voglio pensare a questa Nazionale come a un dipinto di Van Gogh. Unico, particolare, bello".

  

"Ho pensato di smettere"

 

 

Sul punto di dire basta, invece, quando giocava in Serie C: “Di momenti difficili ce ne sono stati quando non giocavo in C, ho anche pensato di smettere ma sono andato avanti perché amo giocare a calcio e voglio farlo per tutta la vita". 

 

"De Bruyne e Lukaku tra i migliori al mondo"

 

 

Anche l’Italia vorrebbe giocare per tutte le partite del torneo. Il primo ostacolo sarà il Belgio: “Hanno giocatori fortissimi. Se vogliamo arrivare in fondo dobbiamo incontrare le più forti e ora ci sono solo le più forti. De Bruyne ha dimostrato negli ultimi anni di essere uno dei più forti del mondo. Se non ci fosse sarebbe meglio per noi. Però lo vorrei sul campo, vorrei provare a fermarlo. Lukaku è il 9 più forte del mondo, averci già giocato contro può essere un vantaggio ma lo si è già visto ieri contro il Portogallo, riesce a giocare contro due-tre difensori insieme".

 

"Non parliamo della finale nel gruppo"

 

 

Gli azzurri sono "infermabili" da 32 partite e, forse, anche gli avversari se ne stanno finalmente accorgendo: “L'abbiamo sempre pensato. Siamo forti, abbiamo giovani, esperienza, abbiamo fatto una striscia di vittorie importantissime. Non lo diciamo mai, anche tra di noi. Non parliamo della finale nel gruppo, ci concentriamo gara dopo gara”.

 

 

Infine, un commento sui suoi nonni, primi tifosi di Matteo, e la famiglia: "Hanno visto la partita in un bar aspettando il traghetto ed erano contentissimi. Poi mio nonno ha detto a tutti che ero suo nipote e gli hanno offerto da bere. La mia famiglia è stata la mia fortuna, mi hanno sempre tenuto coi piedi per terra e insegnato il valore dello studio che per è sempre venuto prima del calcio. L'allenamento o la partita era un premio, e questa cosa me la sono portata avanti: per me non è un lavoro. E anche i miei compagni hanno tante passioni".

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