'Tu quoque', Piotr: Zielinski protagonista contro il maestro Sarri

Napoli-Juventus era la partita di Maurizio Sarri, da comandante a nemico di un popolo che ha fatto innamorare. L'allenatore bianconero ritornava per la prima volta al San Paolo, è andato via tra i fischi assordanti di quel San Paolo che un anno e mezzo fa lo salutava con un “Uno di noi” dai mille significati. E lo fa dopo una sconfitta, la terza della sua avventura alla Juventus, in una notte che potrebbe segnare una svolta importante per il nuovo Napoli di Gattuso, protagonista di una prova bella e convincente.

In cui a esaltarsi è stato quel Piotr Zielinski che con Maurizio Sarri è cresciuto ed esploso, prima a Empoli e poi proprio al San Paolo. Fu l'attuale allenatore della Juventus a cambiargli ruolo, spostandolo da trequartista a mezzala. Il polacco arrivò a Empoli in prestito dall'Udine (dove a scoprirlo fu Andrea Carnevale, un altro grande ex della storia azzurra) e giocò 28 partite nella gestione Sarri, facendo addirittura meglio con Giampaolo l'anno successivo con 5 gol segnati.

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Prestazioni che convinsero il Napoli a investire parte del tesoretto incassato per la cessione di Higuain alla Juventus proprio su di lui, su indicazione dell'allora allenatore azzurro. In due anni con Sarri, Zielinski è stato un perfetto 12° uomo. Sostituto naturale di Marek Hamsik, cambio fisso a partita in corso per dare l'accelerata decisiva nella ripresa. Ma all'occorrenza anche esterno d'attacco in situazioni d'emergenza. Uomo di fiducia, pupillo. Diventato però giustiziere nella notte del ritorno al San Paolo di Maurizio Sarri da avversario.

Proprio tu, Piotr. Figlioccio del suo vecchio maestro e pedina fondamentale del 4-3-3 di Gattuso. Zielinski è diventato intoccabile con Ancelotti, alternandosi nei ruoli di centrale di centrocampo ed esterno nel 4-4-2 di Carletto. Ha ritrovato continuità di prestazioni, però, ritornando nel ruolo che Sarri gli aveva disegnato a Empoli, quello di mezzala. Andando a formare con Insigne una catena di sinistra di grande qualità e ritrovando un gol importante che mancava da Udinese-Napoli del 7 dicembre. Prima della gara contro la Juventus, ben 32 tiri e una sola rete per il polacco: media realizzativa bassissima, come d'altronde quella degli azzurri che sono al quartultimo posto nella speciale classifica che riguarda il rapporto tra conclusioni e gol.

Contro la Juventus, invece, il Napoli riesce a segnare due reti in una sola partita, cosa che era accaduta una sola volta nelle precedenti 10 giornate di Serie A (nell'unica vittoria contro il Sassuolo). E, soprattutto, gli azzurri ritrovano un successo che al San Paolo, in campionato, mancava dalla sfida contro l'Hellas Verona: era il 19 ottobre. Il Napoli di Gattuso si conferma dopo la bella vittoria in Coppa Italia contro la Lazio, dando ancora una volta segnali incoraggianti anche dal punto di vista del gioco.

Nel segno del... 'Sarrismo'? Troppo presto per dirlo, ma l'ombra dell'allenatore che ha battuto ogni record a Napoli è ancora presente in città. Nonostante gli azzurri stiano vivendo la seconda stagione senza Sarri i paragoni sono continui e lo stesso Gattuso ha indicato la squadra del triennio 'sarrista' come un esempio da seguire. Ricerca continua del possesso palla, 4-3-3 e un equilibratore come Demme a dare nuovamente ordine in mezzo al centrocampo. Segnali di bel gioco nella notte di Maurizio Sarri: punito dal Napoli con le sue armi e con quel Piotr Zielinski che ha visto diventare grande.

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