Mertens nella storia del Napoli. Tra i record e il sogno di un'impresa

Da un lato, una storia da provare a scrivere. Dall'altro, una che si è compiuta. La notte del San Paolo ha scritto indelebilmente il nome di Dries Mertens tra i grandi del Napoli, quelli che hanno saputo dare lustro al club con i gol in tanti anni di lealtà per la maglia azzurra.

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Una prodezza che ha lasciato di sasso persino Ter Stegen, per agganciare Marek Hamsik in cima alla classifica dei marcatori di tutti i tempi. Un gol che, al tempo stesso, aveva fatto sognare i napoletani, che hanno vissuto troppe volte da vicino la possibilità di compiere un'impresa. L'infortunio non gli ha permesso di combattere fino alla fine accanto ai compagni: con lui è come se fosse uscita anche la magia che fino a quel momento aveva permesso alla squadra di Gattuso di passare in vantaggio e rischiare relativamente poco.

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L'epilogo non è stato da favola, il risultato indirizza ulteriormente un pronostico già sbilanciato verso il Barcellona, ma sarebbe impossibile non crederci. 121, un numero palindromo, un cerchio che si chiude. Il belga è lì, pronto a segnare ancora per conquistare il primato in solitaria in una graduatoria che dopo di lui smetterà di aggiornarsi verosimilmente per un bel po'. Mertens ha vissuto tante vite, nei suoi anni a Napoli. L'esterno che contendeva la maglia ad Insigne al suo arrivo si è trasformato, con tempi e necessità che ne hanno fatto scoprire aspetti sorprendenti.

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Quel piccoletto dal guizzo letale si è mutato in una macchina da gol al centro di un tridente: un ruolo che ha interpretato sempre a modo suo, spesso in modo perfetto. Come stasera, quando ha saputo approfittare del movimento geniale di Insigne per avere lo spazio di prendere la mira. "Olè, olè, olè": in principio serviva a introdurre il nome di Maradona, Diego. Quando gli anni bui sono finiti, Napoli ha ricominciato ad amare quei calciatori protagonisti di successi indimenticabili.

Così, il coro è stato dedicato al Pocho (Lavezzi), a Marek (Hamsik), fino ad arrivare a Ciro, che ha poco a che fare con Dries ma che rappresenta meglio di qualsiasi altro gesto il legame viscerale che unisce Mertens alla città di Napoli. Magari gli azzurri non riusciranno a strappare la qualificazione al Camp Nou e si ritroveranno ancora una volta eliminati agli ottavi di finale. Ma un motivo per continuare a sorridere, a crederci, c'è già e si ritrova subito in una passione fuori dall'ordinario. Quella che accomuna un intero popolo ad un giocatore così.

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