Napoli-Barcellona, Gattuso: "Maradona Dio del calcio, in Messi rivedo lui”

Un esordio da sogno, quello di Gennaro Gattuso, che nella sua prima apparizione da allenatore in Champions League affronterà il Barcellona. Eppure, l’allenatore non ha perso di vista le difficoltà create dal coronavirus, ed è per questo che prima di procedere alle domande della conferenza stampa ha voluto rivolgere un accorato appello: “Siamo vicini alle persone che stanno avendo problemi col coronavirus e siamo vicini al governo per tutto ciò che sta facendo. Speriamo che questo problema possa essere risolto”.

“Ringrazio la squadra e Ancelotti”

Quindi, si è passati alla partita: “Affrontiamo una grandissima squadra, da parte mia devo ringraziare la squadra e Ancelotti perché io in questa competizione non ho fatto nulla. L’emozione c’è, ma poi passa. Sono due giorni che col mio staff smanettiamo con i video. Il Barcellona con Setien ha ricominciato a fare le cose che faceva negli passati. Con Valverde c’era un tempo di riconquista di 10-11 secondi, ora è di 6. Dobbiamo fare una grande partita in entrambe le fasi, ma specialmente quando abbiamo la palla perché se non facciamo le cose perbene rischiamo grosso. Messi non si può fermare ma non dobbiamo commettere l’errore di pensare che giochiamo solo contro di lui: mettere un uomo su di lui non risolve nulla. Oggi prepareremo una strategia, vedremo che benefici avremo, ma ricordiamoci che affrontiamo il Barcellona”.

Su Insigne

Su Insigne, che ha parlato con lui in conferenza: “È un giocatore che al di là della tecnica, che non scopro io, ha un motore importante nonostante non abbia un grande fisico. È il capitano e deve essere coerente in tutto quello che fa, in questo deve migliorare: sapere come e quando farsi sentire, entrando nell’anima dei compagni. Per il resto mi ha sorpreso perché è molto intelligente tatticamente, apprende subito e mi è piaciuto molto”.

“Messi il miglior giocatore di tutti i tempi”

“Sarò soddisfatto se vedo una squadra che riesce a non subire troppo, perché un po’ ci sarà sicuramente da soffrire. Però voglio che si giochi con la testa, senza preoccupazione o paura, che si rispetti l’avversario ma che si sia in partita fino alla fine. Servirà una grande prestazione collettiva, non c’è solo Messi. Da diversi anni è il più grande giocatore di tutti i tempi, non solo da un punto di vista tecnico ma per come ha vissuto la carriera: è un esempio per i bambini. Fa delle cose che vedo solo alla PlayStation quando gioco con mio figlio”.

Sulle emozioni della vigilia

“Stamattina ho bevuto un caffè e ho pensato a tutto quello che ho fatto finora, tutti i sacrifici che ho fatto per arrivare qui. Non ho bisogno di ripensare al me giocatore. Domani ci giochiamo qualcosa di importante, ce lo siamo meritati come gruppo di lavoro. È più difficile gestire una vigilia da allenatore. Il Barcellona mi dava la sensazione di praticare un altro sport: gente come Xavi e Iniesta non ti facevano mai vedere la palla e pensavi che fossero di un altro pianeta. Mentalmente erano giornate che ti ammazzavano”.

“La squadra si tiene sul pezzo col lavoro quotidiano, dando priorità e regole, con rispetto e coerenza, arrivando per primo e andando via per ultimo. Gestire 25 giocatori più le altre 40-50 persone che stanno tutti i giorni con la squadra richiede avere sempre la parola giusta, dire la verità anche quando è brutta. Sarà brutto dire a 3-4 giocatori che domani non verranno in panchina. Il calciatore è molto più evoluto rispetto a prima. Voglio un Napoli senza paura, al San Paolo le mie partite non sono state incredibili a parte quella con la Juve: il resto sono state sciagure umane. Voglio vedere una squadra che sappia mettere da parte la tensione, che se si sbaglia qualcosa non si facciano gesti come se si fosse vigili: bisogna aiutarsi per 95 minuti”.

Su Maradona

Maradona è il dio del calcio, l’ho visto nei filmati anche se non l’ho mai visto da vicino. So il campione che è stato e che è uno dei più grandi giocatori al mondo. Oggi in Messi lo rivedo e mi dispiace non averlo visto dal vivo: mi sono perso qualcosa di meraviglioso”. Gattuso ha proseguito: “Se mettiamo la qualità a disposizione della squadra può essere determinante, ma se si pensa a sé stessi allora non aiuta. Ci sono due tipi di partite: una in possesso e una quando non si ha la palla. Il rischio da assumere è mettere la qualità con personalità nel palleggio”.

Singoli e idea di calcio

Lozano deve lavorare per farsi trovare pronto, ci sono altri giocatori importantissimi. Oggi faccio delle scelte, lui non sta trovando spazio perché mi servono altre caratteristiche. “Per com’è il calcio oggi mi piacerebbe avere cinque giocatori come me e altri cinque come Kakà e Ronaldinho. Se si fa una partita 11 difensori contro 11 attaccanti, vincono i difensori. Mi piace giocare di più con gente tecnica che con gente come Gattuso: i primi anni avevo due ferri da stiro al posto dei piedi”.

“I giovani del Barcellona hanno un’enorme qualità nell’interpretazione del calcio. Ho mandato tanta gente a filmare gli allenamenti di Setien, che poi affrontati in Europa League quando era al Real Betis. Ha una grande visione del calcio, sa palleggiare con una grande attenzione alla fase difensiva. C’è grandissimo rispetto da parte mia, per lui e per la cultura del lavoro che c’è al Barcellona”.

 “Non ho parlato delle rimonte subite dal Barcellona con Roma e Liverpool, se si guarda alla storia di questi calciatori hanno vinto con club e nazionali. Anche le problematiche societarie che ci sono oggi fanno il solletico ai calciatori, perché sono campioni in campo e nella testa. Dobbiamo affrontarli con la consapevolezza che siano una squadra forte, di marziani, e servirà la partita della vita per fare un risultato importante”.

E’ tornato il Barcellona di un paio di anni fa

“È tornato il Barcellona di un paio di anni fa, che appena perde la palla la riconquista con veemenza. Ma a sorprendermi non è il solo il palleggio: se si vuole pressare alto è impossibile, perché palleggiano 11 contro 10, il portiere è un playmaker. Poi c’è l’attacco dello spazio: l’obiettivo è sempre far male alla difesa con i movimenti degli attaccanti e degli esterni. Mi è piaciuta come l’ho vista nelle ultime uscite”, ha proseguito l’allenatore del Napoli.

“In questo momento dobbiamo far entusiasmare noi i tifosi, il problema è che bisogna rimanere sempre tranquilli pensando che si dovrà giocare 190 minuti. Bisogna sbagliare il meno possibile perché il Barcellona non ti perdona. Serve sicurezza in ogni scelta che si fa. Hanno qualcosa più di noi, siamo onesti, ma ce la giocheremo. Ma nel calcio non si sa mai”.

“Ho sempre avuto fiducia in questa squadra, il problema è che ho sottovalutato il fatto che c’erano dei principi che non si adattavano alla squadra e ho sbagliato in questo. Davamo troppo campo agli avversari, non annusavamo il pericolo. Ora siamo migliorati, siamo più compatti, si lavora tutti insieme. Il Napoli ha sempre avuto il problema con le cosiddette piccole, non solo con me. Noi pensiamo a vincere, che piaccia o meno: dobbiamo muovere la partita che è la cosa più importante. La priorità nelle scelte di formazione sarà la condizione fisica e sente di poter dare il proprio 100%, anche se chiaramente conta anche molto l’esperienza. Non sarò influenzato assolutamente dal fatto che ci sarà anche il ritorno”, ha concluso Gattuso.

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