Meza: i ritorni a casa in lacrime, l’Independiente nel suo destino e il gol che può valere una Copa Sudamericana

Se la squadra con più Libertadores in bacheca è vicina a tornare a vincere un torneo internazionale dopo sette anni il merito è di Maximiliano Meza, il grande protagonista della finale di Copa Sudamericana tra Independiente e Flamengo. Suo il gol partita, al volo, bellissimo.

Ma per arrivare a segnare gol in partite così importanti l’esterno del Diablo ha dovuto fare i conti con tante difficoltà. La prima era quella geografica: Meza è nato a Caá Catí, nella provincia di Corrientes, un posto di cultura guaranì ai confini dell’Argentina e lontano dagli occhi degli osservatori.

Nel suo paesino era il più forte di tutti. D’altronde suo padre Eduardo era un idolo calcistico del posto e lui, il più grande dei sei figli, era destinato a raccoglierne l’eredità. Tutti credevano che sarebbe diventato un calciatore professionista, compreso il suo grande amico Keko Villalva, l’altra stella di Caá Catí con cui Maxi Meza formava una coppia d’attacco capace di vincere tutte le partite di quartiere e non solo.

Keko adesso gioca in Messico al Veracruz ma prima ha vestito le maglie di Argentinos Juniors e River Plate. E con il River ha rischiato di giocarci anche Meza che però non superò il provino e tornò a casa in lacrime, come quella volta in cui giocò il suo primo torneo giovanile internazionale a 12 anni e perse la finale.

Sapeva che per emergere doveva andare via da casa: tutti gli consigliavano di andare a Buenos Aires ma la chiamata arrivò da La Plata. Entrò nel settore giovanile del Gimnasia e quasi per caso si ritrovò a esordire in prima squadra dopo poco tempo. E nel giorno della sua prima presenza in prima squadra a Caá Catí pensavano addirittura di fare una parata per il paese ma fu Meza stesso, troppo timido e imbarazzato da cose del genere, a evitare il tutto.

Si pensava potesse essere un calciatore utile solo a partita in corso, ma dopo la promozione in Primera tutti capirono le sue potenzialità. Soprattutto quando nel 2014, appena tornato da un infortunio che lo tenne fuori per 16 giornate, segnò il gol partita contro l’Independiente.

Già, l’Independiente, la squadra del suo destino che adesso lo sta lanciando a grandi livelli. Prima un caño alla Riquelme contro il Vélez a Grillo, poi un gol che rischia di valere una Copa Sudamericana. E chissà se dopo la finale di ritorno tornerà a casa in lacrime o in mezzo alla parata organizzata dal suo paese.

Simone Gamberini - Tre3Uno3

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