Le lacrime di Mariella Scirea: "Ciao Paolo, sei un pezzo della mia famiglia"

La foto di un abbraccio, il ricordo di una vita passata. Mariella Scirea è sempre cordiale quando deve rispondere al telefono. Anche oggi, quando un altro pezzo della sua vita se n'è andato. “Mi deve credere”, dice, “Quella era davvero una parte della mia famiglia”. Paolo Rossi non c'è più, lui che, giovanissimo, già quando era nella Primavera della Juventus aveva legato con tanti giocatori della prima squadra. Tra cui Gaetano. “Mio marito aveva vent'anni, ma quel gruppo comprendeva anche i più piccoli”, come Paolo (qui nella foto in maglia bianconera).

Oggi è una “giornata particolare”, esordisce. Le emozioni sono tante, la memoria a volte un po' sfumata. Ma certe persone non si dimenticano. “Dopo gli anni a Vicenza, quando era tornato a Torino (era il 1981, ndr) molte cose erano cambiate. Trascorrevamo tutti una vita frenetica, c'erano moltissime partite, tante competizioni e tanti appuntamenti. Ci vedevamo poco. Ma poi c'era la Nazionale: si ritrovavano tutti lì. Ed è lì che è davvero nata”. Cosa? “Quella famiglia. Ricordo con grande nostalgia quai momenti: i ragazzi non erano solo giocatori che vestivano la stessa maglia, ma erano affezionati l'uno con l'altro. Qualsiasi cosa succedesse, erano pronti a darsi una mano. Si rompeva una macchina? Ecco che arrivavano per dare un passaggio”.

Come fratelli, è un concetto che ripete tante volte. “Spesso a cena si stava tutti insieme, e dopo si andava a casa di Zoff, o la nostra, per passare ancora un po' di tempo in compagnia. Mi ricordo che lui e Tardelli rappresentavano un po' i toscanacci del gruppo. Era ironico, allegro: rendeva la vita più serena e sincera”.

La commozione della foto

Non è facile raccontare tutto, intanto la commozione aumenta. “Sa, oggi mi hanno inviato una foto bellissima”, racconta. “Si vedevano Paolo e Gaetano (qui in foto con la famiglia, ndr), probabilmente dopo un gol, mentre si abbracciano. Era proprio un gesto fraterno, con un bellissimo sorriso”. Silenzio, la voce inizia a tremare. “Mi piace pensare che ora, lassù, si siano di nuovo salutati così”.

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