L'Ungheria parla e vince in italiano con Marco Rossi: "Così ho battuto la Croazia"

Tutto nasce a circa 20 chilometri da Budapest. Più precisamente a Telki, piccolissimo comune nella provincia della capitale ungherese. All’interno del Globall Hotel c’è il centro tecnico della federazione calcistica: è lì che si ritrova e si allena l’Ungheria durante i ritiri in vista delle gare ufficiali. Dall’anno scorso in questa struttura dotata di 4 campi di allenamento, palestra, ampi saloni e tutto quello di cui c’è bisogno, si parla italiano. Il merito è di Marco Rossi e del suo staff. La prima volta di Marco in Ungheria è datata 2012. «Ero venuto a Budapest tramite un amico che aveva un ristorante. Ero senza squadra e Pippo mi ha messo in contatto con un direttore italiano che era nell’Honved». Quel direttore italiano si chiamava Fabio Cordella e bastono appena un paio di accordi per far scoppiare la scintilla. «Sono rimasto fino ad aprile 2014, poi credevo che la nostra esperienza all’Honved fosse terminata. Invece siamo tornati dopo 8 mesi: la squadra era in brutte acque, erano quasi retrocessi. Quell’anno ci siamo salvati e nella stagione successiva abbiamo vinto il titolo». Eccolo qui, il primo grande miracolo ungherese targato Marco Rossi. «Avevamo il budget più basso del campionato. Sulla carta non poteva competere per vincere». Alla fine della stagione ha deciso di andarsene perché avevo capito che il ciclo era concluso. «Sono stato chiamato ad allenare in Slovacchia, il Dunajaska». E durante quel periodo è arrivata la chiamata che non ti aspetti. «Un anno fa è arrivata la telefonata da parte dell’Ungheria. Ammetto di non averci mai pensato prima. Ricordo che mio nonno, tifoso del Grande Torino, mi parlava dell’Honved e dell’Ungheria, ma anche quando ho vinto il campionato non mi è mai venuta in mente l’idea di allenare la nazionale». Non ci ha pensato un attimo e ha detto «Sì, convinto».

Dopo il titolo vinto con l’Honved, Marco Rossi sogna una qualificazione al prossimo Europeo con l’Ungheria. Obiettivo che sembra più vicino dopo la vittoria contro la Croazia vicecampione del mondo. Al fischio finale di domenica sera, le prime due a festeggiare sono state Mariella e Gaia: moglie e figlie di Marco Rossi, presenti anche loro sulle tribune della Groupama Arena di Budapest (stadio all’avanguardia che quest’anno ospiterà anche la finale di Champions femminile). «Marco, Marco, Marco», gridano all’uscita degli spogliatoio quando il ct dell’Ungheria lascia l’impianto per farsi abbracciare da parenti e amici arrivati dall’Italia per lui. E’ una festa nella festa. Anche perché il suo è uno staff quasi tutto italiano. Cosimo Inguscio è il suo vice, Giovanni Costantino il match analyst, Gigi Febbrari il preparatore atletico ed Enrico Limone preparatore dei portieri. Insomma, di Italia ce ne è davvero tanta nel successo contro la Croazia. Una partita che Rossi aveva preparato con attenzione. «I croati si muovono tanto al centro e hanno tanto diverse possibilità di attacco. Ok la vittoria, ma noi dobbiamo fare la corsa su Slovacchia e Galles. Non sarà facile per nessuno, ma se vogliamo avere velleità di passare il turno e qualificarci per l’Europeo dobbiamo fare la corsa su queste». Ecco, l’ha detto: l’obiettivo Europeo 2020 è un sogno, ma Marco Rossi è uno a cui piace pensare in grande.  «Sappiamo che ci sono squadre superiori a noi sulla carta, ma se vogliamo avere delle chance dobbiamo cercare di fare punti un po’ ovunque». I tre contro la Croazia (arrivati dopo il ko all’esordio sul campo della Slovacchia) sono certamente un punto di partenza anche perché il valore della rosa ungherese (circa 60 milioni) è pari a un terzo rispetto a quello della Slovacchia, un quinto rispetto al Galles.

Il gioco ed i risultati dell’Ungheria sono frutto dei due punti cardinali di Marco Rossi. «Il gegenpressing tedesco di Klopp e l’idea di Guardiola di partire a giocare da dietro. Ecco perché voglio un portiere che sia forte con i piedi». Ma poi ci sono gli uomini. «Si parla tanto di Szoboszlai del Salisburgo: ha un buon piede destro ed è elegante. Un giocatore interessante che infatti già piace a mezza Europa», ma non solo. «Holender sta facendo la seconda punta all’Honved ed è capocannoniere del torneo in Ungheria a 12 gol come Lanzafame. Quando c’ero io all’Honved faceva l’esterno di centrocampo perché ha gamba ed è giocatore completo. Credo sia pronto per giocare in Svizzera dove andrà con il Lugano, ma non solo». C’è solo un rimpianto. «In rosa ho solo 4 ragazzi che giocano nei principali campionati europei e di questi solo due, Orban e Gulacsi lo fanno con continuità al Lipsia. Gli altri due, Nagy e Szalai fanno pochissime presenze con Bologna e Hoffenheim. In campo paghiamo anche l’inesperienza del gruppo». Ma cresceranno, perché Marco Rossi lavora anche sulla testa dei ragazzi. Tutto nasce dalla “bottega” di Telki, ma il ct italiano ha imparato a esporre le sue conoscenze anche fuori da lì.

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