No a tattoo, pasta e playstation. Rodriguez: "A Lecce per diventare grande"

“L’azione più importante di una partita non è quella che hai concluso oppure sprecato. E’ quella che devi ancora fare. Quando sei in campo può capitare che sbagli qualcosa: a quel punto, l’unica cosa che conta è che tu sia pronto per rifarti un attimo dopo”. Pablo Rodriguez Delgado si presenta così: timido e umile da una parte, ambizioso e consapevole dei propri mezzi dall’altra.

Il suo curriculum parla da sè: dopo anni da protagonista nella cantera del Real Madrid, ha scelto Lecce per lanciarsi nel mondo dei professionisti. Il risultato? 5 gol e 2 assist in 11 presenze, impreziosite con giocate da fuoriclasse, decisive nella corsa alla Serie A. “Ai tempi di Madrid, Raul mi ripeteva sempre che nel calcio, a fare la differenza, è chi è in grado di farsi trovare sempre sul pezzo. Quando scendo in campo provo sempre a dare il meglio di me, senza farmi condizionare dai singoli episodi”. La carta d’identità dice vent’anni da compiere ad agosto, professionalità e determinazione sono, però, già quelle di un vero top player. Ai microfoni di gianlucadimarzio.com, l’ultimo gioiello targato Pantaleo Corvino si è raccontato a sei mesi dal suo arrivo in Italia.

“Sono felicissimo di quanto fatto finora, sia con la squadra che a livello individuale. Ma il vero Rodriguez ancora non l’ha visto nessuno. Dopo aver contratto il COVID in Spagna, le prime settimane a Lecce sono state difficili; ho avuto a che fare con una serie di infortuni. Negli ultimi mesi sono riuscito a trovare continuità, sento però che da qui alla fine del campionato posso fare molto di più. D’altronde, se ho scelto Lecce è perché qui posso continuare a migliorare…”.

DAL REAL AL SALENTO: “MI HA CONVINTO CORVINO”

Dalla capitale spagnola al tacco d’Italia, la scorsa estate Pablito - reduce dal successo (e dal gol) in finale di Youth League con il Real contro il Benfica – ha optato per una scelta tutt’altro che banale: “Quando mi ha chiamato il mio agente, Abian Morano (lo stesso che portò Icardi alla Samp dal Barcellona, ndr), sono rimasto sorpreso, non mi aspettavo una proposta simile. Poi mi ha contattato Corvino, e subito ho capito che Lecce poteva diventare la piazza giusta per me. Il direttore mi ha spiegato quale sarebbe stato il mio ruolo nel progetto dei giallorossi, sentivo che intorno al mio trasferimento si era creato il giusto entusiasmo. A distanza di qualche mese, devo ringraziare il Lecce per questa opportunità”. E il club di Saverio Sticchi Damiani, oggi secondo in classifica a quota 52 punti, non può che ricambiare.

Cresciuto con il poster di Ozil in cameretta, Rodriguez ha lasciato Las Palmas a 15 anni, per iniziare una nuova avventura con la maglia del Real Madrid: “Conoscere Raul come persona e professionista è un privilegio che porterò sempre con me. Quando giocava, lo ammiravo perché in campo dava sempre il massimo. Da allenatore, mi ha insegnato che attaccando il primo palo tutti i palloni possono trasformarsi in gol. Se devo scegliere un idolo, dico Raul e poi Totti. Quando penso all’Italia e al calcio italiano, la mia mente va subito a Francesco: un campione a 360 grandi, con un modo di giocare fuori dal comune. La serie tv su di lui? I miei compagni me ne hanno parlato ma ancora non sono riuscito a vederla”.

L’ESORDIO, L’ESULTANZA E IL RAPPORTO CON… LA PASTA

Sin dalla prima partita giocata con i giallorossi, Rodriguez è riuscito a instaurare un rapporto speciale con i tifosi. Merito di un’esultanza “che piace un po’ a tutti” e di una grande freddezza nell’area di rigore avversaria. La sua prima gara con il Lecce è durata appena 11 minuti, abbastanza da consentire a Pablo di trovare il primo gol da professionista. “La partita contro il Vicenza è stata meravigliosa, venivo da un periodo difficile, segnato dal COVID e dagli infortuni. Sentivo però di avere il fuoco dentro, avevo fame ed ero pronto per esordire. Quando ho visto il pallone venire verso di me, ho allungato la gamba senza pensarci un secondo: sapevo che sarebbe entrato in rete. E’ stata una vera e propria liberazione, l’inizio di uno splendido percorso”.

Quanto all’esultanza, Pablito è sincero: “E’ nata davvero per caso. Ero al telefono con due amici, che scherzando hanno fatto quel gesto lì. Il prossimo gol lo dedichi a noi e lo farai esultando così, mi hanno detto. Ho mantenuto la promessa, poi ho visto che la gente aveva apprezzato. A quel punto ho deciso che, sì, la mia esultanza sarebbe rimasta quella”.

Tra Pablo e Lecce, in fondo, è stato subito amore: “Come dite in Italia, mi trovo molto bene. Ho preso casa vicino al centro della città, vivo insieme al mio cane e ogni tanto mi raggiunge anche la mia famiglia. Il cibo? Sono molto attento a quello che mangio, di solito mi metto ai fornelli per poter seguire la mia dieta. Ogni tanto sgarro, qui si mangia bene ma io… non amo la pasta: la cucina più buona, per me, è quella di Las Palmas. Ovvero quella di casa. Siamo d’accordo, no?”. Al cuor non si comanda.

UOMO D’AFFARI

Tornando al calcio, diventare un professionista è sempre stato il sogno di Pablito: “Il pallone è la mia passione, trasformarlo in un mestiere era il mio desiderio. Da bambino immaginavo di giocare la Champions o vincere un Mondiale, oggi li vedo come obiettivi lontani ma stimolanti al tempo stesso: ora penso solo a crescere e diventare sempre più forte. Un altro mestiere? Ho studiato marketing e pubblicità, in un futuro lontano mi immagino imprenditore. Ho sempre pensato che facesse per me e arriverà il giorno in cui mi metterò alla prova”.

Determinazione, gol e testa sulle spalle. Quello che va di moda tra i suoi coetanei, per Pablo conta poco: non gioca alla playstation, non ama i tatuaggi. “Non mi piacciono, né me li riesco a immaginare addosso. I miei genitori non ne hanno, sono astemi e io sono uguale a loro. Quanto ai videogiochi, non sono un appassionato però, quando capita, gioco a FIFA con i compagni. A Lecce non mi ha ancora battuto nessuno, in più quest’anno posso finalmente utilizzare il mio avatar. Sotto rete non è male, però non mi somiglia per niente…. Un appello alla EA Sports, per regalare a Pablo il suo volto originale.

Reduce dallo splendido “cucchiaio” che ha portato i giallorossi sul 3-0 in casa del Frosinone, Pablito è concentrato sulle ultime otto giornate di campionato. Dopo la sosta per le nazionali, il suo Lecce dovrà affrontare Salernitana, Pisa e SPAL nel giro di una settimana. Tre match fondamentali per la lotta promozione, in cui i salentini non potranno permettersi cali di concentrazione: che si tratti di un’azione o di un’intera partita, Pablo Rodriguez ha indicato la strada. “La più importante è la prossima, non quella che hai appena concluso”. Parola di Raùl Gonzalez.

Si ringraziano Jacopo Lillo e Agnese Calvi per la traduzione di Pablo Rodriguez.

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