Lazio, poker da record col brivido: 11 vittorie di fila all’Olimpico

Due guizzi dell’11 per l’11esima vittoria, anche se nel finale c’è da soffrire un pizzico di più. La Lazio dilaga e ne fa 4, poi si distrae, inciampa, regala e infine regge, blindando Fort Olimpico a tripla mandata. Poker al Genoa e record a referto: 11 successi di fila in casa, dal Napoli al Genoa. Nessuno mai come la Lazio di Inzaghi. Un record tutto di Simone, aiutato dai soliti tenori pure oggi, tutti in fila per sognare un’altra qualificazione in Champions (sotto gli occhi del c.t. Mancini, oggi in tribuna). 

 

 

E siccome il calcio è un gioco di numeri, l’11a vittoria la confeziona quasi tutta il numero 11, Correa da Tucuman, seconda doppietta di fila dopo quella al Milan (8 gol in A). Quattro schiaffi a Ballardini con firme illustri: Tucu, Ciro e Luis. Anche se l’autogol di Marusic e i due gol presi in 57 secondi - Scamacca-Shomurodov - sfregiano in parte il dipinto di Inzaghi (4-3).  

LUIS, FINALMENTE +1

 

 


Dell’argentino abbiamo già detto, restano gli altri. Immobile raddoppia su rigore e rosicchia un altro gol al totem Piola, ormai a 10 guizzi di distanza. Record vicinissimo, probabilmente l’anno prossimo lo supererà. La scena, però, se la prende ancora una volta Luis Alberto, il “diez” a cui quest’anno si è ribaltato il mondo. Otto reti in Serie A, mai così tante dal 2017-18 - quando si fermò a 11 - ma la notizia è che è riuscito a piazzare il primo +1 in campionato. Strano, vero? Proprio lui, Mago del suggerimento. E invece sì, il re dell’assist era ancora a secco. Il solito Luis, quello sì, un 10 nei piedi e nella testa, fulcro del gioco da metà campo in su, ma quest’anno ha dovuto aspettare un po’ per il +1 (l’anno scorso ne confezionò addirittura 16, nel 2017-18 14). 

ORA LA CHAMPIONS

 

 


Già, e adesso? La Lazio fa ciò che deve fare e resta in scia del Milan con 64 punti (deve ancora recuperare la partita contro il Torino). Cinque gare alla fine - Fiorentina, Parma, Roma, Sassuolo, Toro, - e un sogno comune: centrare la seconda qualificazione in Champions di fila. L’ultima volta più era successo di vent’anni fa. Era la Lazio di Cragnotti e dei campioni. Inzaghi è l’unico filo conduttore col passato, perché il ragazzino si è fatto uomo e adesso sogna in grande. Il rinnovo è una formalità, Simone si legherà alla Lazio ancora per un po’. Magari a vita, come sostiene qualcuno e come sperano i tifosi. Prima, però, il sogno di tutti. C’è un inno in tre lingue da cantare ancora.

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