“Era timido e parlava poco, ma che giocate in campo…” Antonucci story ai tempi dell’Atletico 2000: “Vi racconto il giovane Mirko”

Ai tempi dell’Atletico 2000 Mirko Antonucci non parlava molto: “Era timido e introverso”. Qualche anno più tardi è riuscito comunque a prendersi la scena. Senza chiacchiere però, solo con i fatti. Gli sono bastati pochi minuti in Serie A: tocco di suola, cross perfetto e gol del pareggio con la Sampdoria. Esordio da sogno e ora tutti a chiedersi ‘ma chi è ‘sto 48?’. Adesso la Roma se lo coccola, fino a qualche anno fa era uno dei ragazzi più promettenti dell’Atletico 2000: “Non credo che un allenatore gli abbia potuto insegnare più di tanto. Quelle cose ce le ha nel Dna, è un predestinato”. Parola di Piero Lombardi, ora responsabile tecnico del settore giovanile del Perugia, all’epoca allenatore di Mirko prima del grande salto: “Con lui ho da sempre avuto un rapporto particolare – Racconta Lombardi a GianlucaDiMarzio.com - L’ho chiamato il giorno dopo la partita, era emozionatissimo, mi ha detto ‘mister non puoi capì, lascia perde’”. Detta così, alla romana. D’altronde Mirko la Roma ce l’ha avuta sempre nel cuore. Un po’ come Lombardi, l’allenatore che lo ha preso sotto la sua ala protettrice e che la maglia giallorossa l’ha anche indossata quando Liedholm era l’allenatore. A 15 anni si allenava con la prima squadra, ai tempi degli Allievi fece un tunnel a Bruno Conti che nell’azione successiva lo stese con un fallo da dietro. Poi? Si è perso: “Ero uno dei più promettenti, ma non avevo la testa all’epoca. Ho sbagliato i tempi”.

"Quando lo accompagnavo a Trigoria tutti parlavano di lui"

Errori di gioventù, che ancora pesano. Forse per questo ha preso tanto a cuore Antonucci. Lo ha consigliato, sostenuto, aiutato, anche nella scelta del procuratore. Non un semplice rapporto allenatore-giocatore: “Con lui stavo molto tempo, anche quando ha lasciato l’Atletico 2000 lo accompagnavo a Trigoria per gli allenamenti. Lì ho capito che era un predestinato, perché quando arrivava tutti parlavano di lui, si percepiva un peso diverso rispetto agli altri”. Numero 10 sulle spalle, gol e giocate d’alta scuola: così Mirko si è preso la Roma. Esterno o centrale, sempre protagonista. Anche se ai tempi dell’Atletico 2000 dava il meglio di sé sulla fascia: “Puntava l’avversario, sterzava e rientrava col destro: non lo prendevano mai. I compagni gli davano la palla e lui faceva la differenza”. Leader in campo, ragazzo taciturno fuori: “Mirko era timido, parlava poco. Ma in campo si faceva rispettare. Quando andavamo a fare qualche stage e stavamo fuori per qualche giorno capitava che i ragazzi più grandi prendessero di mira quelli più piccoli. Lui in quel caso si appoggiava a me quasi a cercare un po’ di protezione”.

"Che rapporto con mamma Lucia..."

Ricordi lontani, di quando Mirko aveva 13 anni o giù di lì. Ora è diventato grande, è pronto a stupire. Senza montarsi la testa però, perché sa quali sono i valori che contano. L’esordio lo ha dedicato alla mamma, che lo ha sempre sostenuto: “Era sempre lei a portare Mirko agli allenamenti – Ricorda Lombardi – Stava tutto il pomeriggio lì fino a quando non era ora di tornare a casa”. Rapporto speciale quello con mamma Lucia, che lo ha cresciuto insieme a nonno Settimio. Per lei si è fatto anche tatuare un occhio vigile che lo tiene sotto controllo: “Fin da piccolo le ho sempre detto che sognavo l’esordio a Marassi e che mi avrebbe portato fortuna. Ora spero che questo diventi la normalità”. L’Antonucci Story riparte dall’assist a Dzeko. Quel bambino che giocava all’Atletico 2000 e che parlava poco adesso sta facendo parlare tutti.

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