De Bruyne si racconta: "Con Mourinho c'era distanza, ci ho parlato solo due volte. Per il City ho rifiutato Bayern e Psg"

Comanda la classifica assist a quota 15 e domani sera potrebbe alzare al cielo la sua prima Premier League. Kevin De Bruyne è uno degli artefici principali del grande campionato giocato dal Manchester City che, in caso di successo nel derby contro lo United, potrebbe avere l'aritmetica certezza del titolo. Ma non è sempre stato tutto rose e fiori per il talento belga. Soprattutto in Inghilterra, soprattutto al Chelsea. Era il 2013 e i Blues nel giro di due anni cambiano quattro allenatori. Villas Boas, Di Matteo, Benitez e, infine, Mourinho. Già, lo Special One. Che però con De Bruyne non ha un bel rapporto, anzi. Solo nove le presenze in Premier, 425 i minuti giocati. Troppo poco per un ragazzo costato circa sette milioni e che aveva incantato tutti con il Genk prima e il Werder Brema poi. Numeri che fanno ridere se guardati oggi: "Non sono uno che parla tanto con gli allenatori - racconta proprio il belga in esclusiva alla BBC - ho sempre pensato che, nel caso in cui ti vogliano dire qualcosa, siano loro a farsi avanti. Con Mourinho ho parlato giusto due volte. La prima occasione quando volevo passare al Borussia Dortmund in estate, mentre quella dopo quando gli comunicai che per me era meglio andare via. Che volevo cambiare aria. Insomma, fra di noi c'era molta distanza". E chissà se l'allenatore portoghese si sia mai pentito delle sue scelte. Passano gli anni, infatti, e De Bruyne si rilancia con una stagione da sogno in Germania, al Wolfsburg. Poi la chiamata di Guardiola, pronto a fare follie per averlo. Ma non c'era solo il City sulle sue tracce quest'estate: "Sarei potuto andare al Bayern o al Psg - svela - ma alla fine ho accettato il City. Questo perché ho sempre pensato che il suo sistema di gioco fosse il più appropriato per le mie caratteristiche". Domani, intanto, la possibilità di festeggiare proprio davanti a Mou. Scherzi del destino, con cui il calcio ama giocare.



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