Venezia, la rabbia di Cosmi: "Questo non è calcio, sono devastato"

Giornate surreali in casa Venezia. I playout raggiunti sul campo lo scorso 11 maggio erano divenuti salvezza diretta dopo la retrocessione del Palermo. Tutti avevano esultato e si erano lasciati andare. Chi pensando a riprendersi dai rispettivi infortuni, chi alle vacanze. Ma due giorni fa è cambiato lo scenario: la sentenza della Corte d'Appello ha stravolto ancora una volta la classifica della Serie B stabilendo che i playout si dovranno disputare.

Il Venezia quindi si ritrova catapultato in un incubo. La preparazione atletica è inesistente, quella mentale lontana dalla forma ottimale. Aria pesante e facce tesissime, nella conferenza stampa tenuta questa mattina nella sede del club. L’inizio è affidato alla lettura di una lettera del presidente Tacopina che lascia poco spazio ad interpretazioni:Il Venezia tramite i suoi legali ha deciso di impugnare la decisione del presidente Mauro Balata di stabilire le date dei playout - e prosegue - a noi c’era stato comunicato che eravamo salvi e che non avremmo dovuto preoccuparci”.

 

 

"Ma io vi stupirò, parlerò di calcio", prende poi la parola Serse Cosmi. "Non voglio parlare di sentenze. Non perché non ne capisca ma perché non voglio farlo, se ne occupa la società. Però voglio sottolineare un aspetto: nel momento in cui la squadra si è abbracciata l'11 maggio a Carpi, esultando per il raggiungimento dei playout, avevamo l'assoluta certezza di doverli disputare. Aggiungo pure abbastanza fiducia, dal punto di vista psicologico".

 

 

Poi è arrivata la prima sentenza: Palermo in C. "Lì non abbiamo festeggiato, ma ci eravamo sentiti naturalmente liberi dopo una stagione di grande sofferenza", continua l'allenatore del Venezia. "Siamo andati avanti una settimana pensando a come poterci salutare, in un clima di fine stagione. Noi in questo contesto non ci siamo allenati regolarmente, è una cazzata pensare che possa essere così: abbiamo 8 giocatori in scadenza di contratto, 9 giocatori in prestito. Tanti giocatori hanno riportato le scarpe a casa".

Da ieri invece i playout tra Venezia e Salernitana tornano ad essere la realtà. "Nel calcio per me la componente sportiva è quella rilevante. Io non chiedo e non chiederò di non giocare. Chiedo invece che l'evento sportivo, affinché sia attendibile, debba essere costruito in una maniera regolare. Non parlo di campionato falsato, ma la credibilità è inesistente. -Siete stati salvi 20 giorni, però ora i playout li fate se no ci incazziamo-: questo è il tono che sentiamo attorno a noi. Vi assicuro che oggi faccio fatica, fatica, fatica a capire in che mondo sono".

 

 

Presenti anche il direttore generale Dante Scibilia e Matteo Bruscagin, come rappresentante della squadra. "Questa è una follia sportiva", fa eco a Cosmi il difensore. "E' come mandare i soldati in guerra senza l'elmetto: ci mandano allo sbaraglio e abbiamo voce in capitolo pari a zero. Ai playout ci si gioca tutto e noi non siamo preparati a farlo in queste condizioni, ci siamo allenati per 15 giorni senza obiettivi. La verità è che il contenuto sportivo di queste due gare sarà vicino alla partitella di Pasquetta, quando 22 ubriachi provano a dare un calcio al pallone. Ma al momento abbiamo tutto da perdere a intraprendere azioni forti: abbiamo le mani incatenate".

 

 

Come si comporterà dunque il Venezia in sede legale? "Ritengo che quello che è accaduto sia inaccettabile in uno stato di diritto", l'intervento del dg Scibilia. "Quindi il Venezia farà tutto ciò che potrà fare per difendersi in tutte le sedi. Dobbiamo tutelare non solo la società, ma anche lo staff, i giocatori, i tifosi e la nostra città. Venezia dovrebbe essere uno spot per il calcio nel mondo, invece hanno trattato questo club come una realtà provinciale, attraverso cui si fa vedere il peggio del peggio del nostro paese. Noi andiamo avanti per la nostra strada: le dichiarazioni di Gravina ("Si aspetti sorprese anche chi vuole portare avanti battaglie", ndr) mi auguro siano state travisate, penso che il diritto di difenderci non ce lo possa negare nessuno. Domani mattina impugneremo l'atto del Presidente di Lega nei tribunali competenti".

"Inoltre si sono preoccupati di fissare le date dei playout il 5 e il 9 giugno", alza la voce il dirigente. "Senza preoccuparsi della delibera della Lega di B di non giocare durante le finestre internazionali per tutelare le società: anche qua mi pare che il diritto venga calpestato. Ma quello che so è che due giorni fa eravamo salvi. Nessuno si era posto il problema di dirci che dovevamo giocare. Perché questo cambio improvviso di orientamento? La risposta non la so, ma il Venezia da questo diverso atteggiamento ne risulta fortemente penalizzato. Bisogna prendersi le responsabilità e noi ce le siamo sempre prese: questa non è più una partita di calcio, è un problema politico e noi non vogliamo fare da vittima sacrificale. Si punisce la società che è sempre stata rispettosa dei regolamenti".

Una lunga conferenza, che ha mostrato i tre volti del Venezia - tecnico, calcistico e dirigenziale - uniti nell'amarezza. E nella consapevolezza che, salvo ulteriori ribaltoni, la stagione dei ragazzi di Cosmi non è finita qui.

 

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